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Avevamo riflettuto a fondo, Amanda ed io, sull’opportunità di mettere in atto uno scambio di coppia. Consideravamo questa evenienza molto appetibile, soprattutto perché eravamo convinti che appagare i sensi con altri partner ci avrebbe schiuso preziosi orizzonti di piacere.
Incuriositi dalla strana mescolanza di coppie che parevano dedicarsi allo scambio dei partner, consacrammo parte del nostro tempo libero alla lettura di annunci. Molti giornali, in particolare i tabloid a distribuzione gratuita, reperibili con facilità in qualsiasi supermarket, bar e latteria, dedicavano molto spazio ai messaggi di scambisti. La sera, prima di addormentarci, leggevamo le inserzioni confessandoci l'un l'altro le fantasie erotiche che gli annunci c’ispiravano.
Amanda ed io non eravamo più giovani, ambedue avevamo superato, seppure di poco, i quarant’anni, ma avevamo addosso una dannata voglia di tuffarci in nuove esperienze di sesso. Leggere gli annunci ci restituì la voglia, ormai sopita, di trasgredire. Ma non ci sentivamo ancora maturi per infrangere un patto d’amore stipulato anni addietro davanti all’altare. Erano trascorsi dieci anni da quando c’eravamo uniti in matrimonio, durante questo tempo avevamo condotto una vita ordinata e tranquilla, ma la nostra unione, per cattiva sorte, non era stata premiata dalla nascita di un figlio e di questo ci rammaricavamo.

Praticare lo scambio di coppia con degli sconosciuti, incontrati per caso in un privé oppure attraverso un annuncio, lo consideravamo un passo azzardato, soprattutto perché ci saremmo esposti al rischio di contagio di malattie infettive, mettendo a repentaglio la nostra salute. Non abiurammo il progetto, lo accantonammo soltanto, facendo assegnamento su circostanze più fortuite che ci avrebbero consentito di mettere in pratica questa fantasia.
In verità, prima di conoscere Amanda, ero stato protagonista di una esperienza simile a quella che volevamo mettere in piedi. Era successo anni addietro, una sera in cui ero stato invitato ad una festa a casa di amici. In quella circostanza ognuno dei presenti, oltre che eccedere nel bere, assunse una modica quantità di sostanze stupefacenti. Senza averne cognizione mi trovai ad essere protagonista di un'orgia in compagnia della combriccola di amici e amiche che partecipavano alla serata. Di quella esperienza mi portavo dietro il ricordo dei corpi ammassati, della puzza di pelle sudata, e dello sperma che impiastrava i corpi delle ragazze, ma soprattutto del cazzo che qualcuno cercò, mio malgrado, d’indirizzarmi nel culo senza peraltro riuscirci.

Recarmi con Amanda in un club privé, alla ricerca di una coppia con cui scopare, lo consideravo alla stregua dell'andare a puttane, almeno questa era l’idea che m’ero fatto. Ma non mi andava che la gente considerasse Amanda una donna di malaffare, disponibile a offrire la figa a chicchessia, avrei preferito che lo scambio dei partner avvenisse con coniugi di nostra conoscenza, e fu in questa direzione che Amanda ed io rivolgemmo le nostre attenzioni.

Per tutto l’inverno esaminammo pregi e difetti delle coppie che orbitavano intorno a noi, soffermandoci nel prendere in considerazione, innanzitutto, l’aspetto fisico dei partner con cui avremmo desiderato mettere in pratica lo scambio. Malauguratamente non trovammo alcun accordo sulle scelte da fare. Quando Amanda manifestava un qualsiasi interesse per uno dei nostri amici, facevo di tutto per denigrare la sua compagna, sollevando dubbi sulla fattibilità dello scambio. Lei, di contrappunto, faceva lo stesso quando mostravo simpatia verso una nostra amica.
Dopo tanto discutere giungemmo alla conclusione che se volevamo mettere in pratica lo scambio di coppia la soluzione migliore era di farlo con due sconosciuti, e per il momento tornammo a rifugiarci nell’intimità dei nostri due corpi.



Come ogni anno avevamo programmato le ferie estive in una località di montagna. L’albergo in cui avevamo preso alloggio si trovava nelle immediate vicinanze di un lago alpino, sulla strada che da Innsbruck conduce a Garmisch Partenkirchen, in territorio germanico. I giorni della villeggiatura erano trascorsi in maniera pressoché identica, con brevi passeggiate alla mattina, mentre al pomeriggio rimanevamo sdraiati sul manto erboso, che costeggiava le acque del lago, ad abbronzarci e leggere libri e giornali nel silenzio di una natura apparentemente incontaminata.
Nella giornata che precedette la nostra partenza per l’Italia, piombò nell’albergo una giovane coppia di coniugi romani che ci rovesciarono addosso la loro amicizia, ma non solo quella.

Eravamo sdraiati, in costume da bagno, sugli stuoini a prendere il sole, a poca distanza da un gruppo villeggianti, ospiti come noi del medesimo albergo, quando la coppia si avvicinò. Accortisi che eravamo italiani, poiché stavo leggendo le pagine del Corriere della Sera, si accostarono a noi.

- Mi fa piacere trovare una coppia d’italiani su per queste montagne - affermò l'uomo - Disperavo di trovare persone con cui scambiare quattro chiacchiere. Mi chiamo Pietro e questa è mia moglie Augusta - disse indicando la donna in bikini che stava al suo fianco.

Sorpresi dalla loquacità del nuovo arrivato, ci alzammo in piedi, in segno di cortesia, e scambiammo un saluto. Nell'attimo in cui l’uomo mi strinse la mano mi accorsi che l’aveva enorme, simile a quella di un boxeur, e la cosa mi stupì non poco perché non mi era mai accaduto di stringerne un'altra di simile grandezza.

- Purtroppo non saremo in grado di tenervi compagnia a lungo, domani faremo ritorno in Italia.
- E’ un vero peccato - disse la compagna dell'uomo.

Grazie a Dio non ero della stessa idea perché non avrei resistito a lungo in loro compagnia. Detestavo stare in compagnia con i romani per la loro spontanea esuberanza, che li facevano apparire provinciali pur risiedendo nella capitale.

- Possiamo accomodarci qua, vicino a voi, a prendere il sole?
- Sì, certo, non c’è problema - disse Amanda prevenendo la mia risposta.

Stesero gli stuoini sull’erba, accanto ai nostri, insieme alle sacche che si portavano appresso. L’uomo, un tipo aitante, sui trent'anni o giù di lì, cominciò a decantare le bellezze del luogo, rallegrandosi di avere lasciato alle proprie spalle una città convulsa come Roma.

- Per gente abituata a vivere nella capitale questo posto vi sembrerà un paradiso - dissi.
- Lo può ben dire, s’immagini che per recarmi al lavoro impiego un‘ora di tempo e altrettanto mi succede la sera al ritorno verso casa. Sono dirigente di una importante società assicurativa e rimango in ufficio tutto il giorno. Lei invece? - disse ostentando una certa superiorità.
- Lavoro come tecnico di laboratorio nella struttura ospedaliere della mia città.
- Accidenti un lavoro che non farei nemmeno se mi pagassero un milione di euro al mese. Ho troppa ripugnanza per il sangue ed i materiali organici, io.

La moglie levò dalla borsa un flacone di ambra solare. Si liberò del reggiseno e prese a cospargersi il latte idratante sul petto spalmandolo con cura sulle tette e in un secondo tempo sul resto del corpo. Indosso teneva un minuscolo tanga nero che a malapena le copriva il triangolo del pube. La carnagione scura, perfettamente abbronzata, si addiceva ad un corpo dalle forme sinuose e appetibili come il suo. Sul torace non notai nessuna striscia si pelle chiara, simile alla sagoma della parte superiore del costume da bagno, segno che non lo indossava mai quando si esponeva ai raggi del sole. Anche il perizoma indossato a protezione del pube sembrava superfluo, talmente era minuto. Il suo corpo appariva bellissimo e m'incantai a guardarla. Accortasi che la stavo osservando si rivolse a me.

- Ne vuole un po’? - chiese indicando il tubetto di crema solare che stringeva nella mano.

Prima che potessi risponderle, si sporse in avanti e lasciò cadere alcune gocce di ambra solare sul mio petto. Mi ritrovai disteso, supino, sopra lo stuoino, con le sue mani che carezzavano il mio petto. Dopo avere cosparso la crema sul torace e le braccia, distribuendola con cura, ne depose dell’altra sulle cosce dilungandosi a spalmarla sino alla radice dei piedi. La manovra fu portata a temine sotto gli occhi vigili di mia moglie, incapace di articolare una sola parola, ma indispettita dal modo di fare dell’intrusa.
L’insistente contatto delle mani unte di crema sulla mia pelle mi provocò un incontrollabile erezione dell’uccello. La donna dovette accorgersene perché s'incantò a guardare gli slip che avevo indosso. Dissimulai l’imbarazzo girandomi a pancia sotto, poi lasciai che distribuisse l’unguento sulla schiena.
Mentre spandeva la crema solare il marito prese spunto dai titoli in prima pagina del Corriere della Sera, per parlare di economia e politica, sperticandosi in lodi sull’operato del Premier Berlusconi che, a suo avviso, stava rivoltando l’Italia da quando si era insediato a Palazzo Chigi.

- Ce ne vorrebbe di gente come Lui! - affermò rammentandomi uno statista di antica memoria.
- E’ sotto gli occhi di tutti che c’è stato un notevole impoverimento delle classi sociali meno abbienti in questi ultimi anni, non crede?
- Tutta propaganda della sinistra. La colpa è della introduzione dell’euro voluta da Prodi.
- Eppure l’euro non ha portato nessun sconvolgimenti negli altri stati Europei. Sarebbe bastato che il nostro governo tenesse sotto controllo i prezzi, invece produttori e commercianti hanno approfittato del cambio della moneta per raddoppiarli. L'oggetto che un tempo costava mille lire ora costa un euro, il doppio insomma!
- Ma è anche vero che la gente guadagna più denaro ed ha più soldi da spendere, ora.
- Nondimeno i lavoratori a stipendio fisso hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, glielo posso assicurare.
- La nostra è una società in continua evoluzione. L’imprenditoria non può più fare affidamento sugli interventi statali, come succedeva un tempo alla Fiat quando mettevano in cassa integrazione fino a quarantamila dipendenti per volta a spese della collettività.
- E gli operai che fine faranno ora?
- La classe operaia non esiste più, è andata scomparendo da un bel po’ di anni. Oggigiorno la maggior parte dei nuovi posti di lavoro è nel terziario. I giovani lo hanno capito da tempo, sono gli anziani che credono ancora in principi superati come la solidarietà sociale.
- Non penso che siano superati come dice lei.
- Lo sono…lo sono. Oggi guadagna chi lavora di più. Non si può pretendere di lavorare solamente 36 ore alla settimana ed avere gli stessi benefici sociali di un tempo, se così fosse il paese andrebbe in malora.
- I lavoratori del terziario sono i più sfruttati ed i meno tutelati di tutti gli altri perché mancano di sindacalizzazione.
- E' il sindacato la rovina dell’Italia.
- Mah! Ho i miei dubbi. I lavoratori sono costretti a fare un grande numero di ore straordinarie perché con il loro magro stipendio non possono fare fronte alle normali esigenze che la vita c'impone. Come se non bastasse siamo bombardati da messaggi che ci invitano consumare. Si lavora per consumare e basta, come se la vita fosse basata solo sul consumismo.
- Consumare è necessario per l’economia, senza aumentare i consumi si va incontro a recessione economica.
- Allora i lavoratori tutti, specie quelli pubblici come me, dovrebbero lavorare notte e giorno per guadagnare e consumare?
- I lavoratori, in modo particolare quelli del pubblico impiego, devono rendersi conto che la pacchia è finita e gli tocca lavorare come tutti gli altri. Bisogna mettere fine ai loro privilegi e alle pensioni facili.
- In questi ultimi anni stiamo assistendo alla privatizzazione di molti servizi pubblici. Anche nell’ospedale in cui lavoro sta verificandosi questo processo. Hanno già appaltato alle cooperative i lavoro di pulizia dei reparti, della lavanderia e del guardaroba, a giorni sarà la volta del servizio di cucina e subito dopo dei servizi amministrativi. Ma la qualità dei servizi, da quando sono stati privatizzati, è notevolmente peggiorata. Ma allora non è vero che il privato è meglio del pubblico come si dice in giro?
- E’ meglio, è meglio, glielo assicuro io.
- Magari sarà vero in termini di risparmio di denaro, ma non per quanto riguarda la qualità dei servizi erogati.
- Mi permetta, ma lei sta sbagliando. Lo stato non è più in grado di sopportare certi costi sociali, occorre cambiare l’organizzazione del lavoro. Le grosse aziende, per non uscire dal mercato, sono costrette a produrre beni ed oggetti là dove la mano d'opera ed i costi della materia prima sono minori e c'è maggiore guadagno, lasciando che le fabbriche in Italia vadano in malora.
- Ma lei crede che i sindacati non contrasteranno questo progetto?
- Non ne hanno più la forza. Un tempo operai e impiegati erano sindacalizzati ed avevano una grosso potere contrattuale, oggi non più.

Smisi d'ascoltare le parole che a getto continuo l’uomo spiattellava su di me, distratto dalla moglie che muoveva con garbo e abilità le mani sul mio corpo, tenuta d'occhio da Amanda.

- Vi spiace se mia moglie ed io ci mettiamo nudi a prendere il sole? Da queste parti c'è un gran numero di naturalisti ed è abbastanza normale togliersi gli abiti di dosso, ma se vi dà fastidio ci rinunciamo.

Scambiai uno sguardo con Amanda e ancora una volta fu lei a togliermi d’imbarazzo.

- No, fate pure, ci siamo abituati a stare in compagnia di che pratica il nudismo - mentì.
- Ah, bene, allora mi libero degli slip. Mi piace avere una abbronzatura omogenea su tutto il corpo.

Il siluro di pelle che mise in mostra, levando i pantaloncini, era di notevoli dimensioni. Amanda deglutì quel poco di saliva che le stagnava in gola. Imbarazzata si mise prona, a pancia in giù, sullo stuoino dove si era messa coricata prima che giungesse Pietro con la moglie Augusta. Anch’io rimasi sconcertato dalla presenza ingombrante che esibiva fra le cosce: rapportato al mio uccello il suo mi faceva sfigurare. L’uomo sembrò non fare caso all’imbarazzo mio e di mia moglie e proseguì a parlare di politica ed economia come se nulla fosse.
Amanda, che raramente prendeva il sole nuda, tolse la parte superiore del costume e rimase a petto nudo con i soli slip addosso. Del corpo di mia moglie ne andavo orgoglioso, specie delle tette minute a forma di calice, e dei capezzoli sporgenti che davano l’impressione di volere trapassare il tessuto della camicetta o del maglione quando era vestita.
Le tette che Augusta esibiva erano esuberanti come il resto del corpo, e facevano una leggera piega nella parte inferiore della massa globosa. Divaricai le gambe augurandomi che la donna spruzzasse dell’altro latte idratante sulla mia pelle.

- Vuole che la massaggi? Sono brava - disse senza però stupirmi.

Messo a disagio dalla proposta guardai in direzione di Amanda che m’incoraggiò ad approfittare dell’occasione.

- Ma sì, dai prova…cosa ti costa? Eh.

La donna mi fece mettere di nuovo supino e incominciò a massaggiarmi i muscoli del collo sfoderando dei movimenti delicati, inducendomi un completo stato di rilassamento, poi si fece più sfrontata e, risalendo con le mani le cosce, si avvicinò all’inguine sfiorandomi più volte l’uccello in piena erezione. Avevo la sensazione che stesse per uscirmi dal bordo superiore degli slip, per questo motivo tenevo gli occhi chiusi e non osavo guardare nessuna delle tre persone che mi stavano intorno, certo che stavano guardando la protuberanza che s'innalzava fra le mie cosce.
Il torace mi s’innalzava in maniera esagerata sottolineando il mio stato d’animo. Mi liberai dell’abbraccio della donna e, scusandomi con lei ed il marito, andai a tuffarmi nelle acque del lago.

Un gran numero di persone nuotava nelle acque gelide senza mostrare i problemi di erezione che avevo con il mio uccello. Tornai a riva dopo una decina di minuti intirizzito dal freddo e con l’uccello avvizzito. Amanda stava seduta accanto a Pietro e chiacchieravano dandosi del tu.

- Stavo raccontando a tua moglie che una delle prerogative degli esseri umani è la curiosità. Da non intendersi come interesse ai fatti altrui, ma come desiderio di sapere, indagare e conoscere tutto ciò che c’è di nuovo e di strano nel mondo che ci circonda. Tutti, in maniera più o meno consapevole, ci portiamo appresso la voglia di trasgredire, ma per riuscire a farlo occorre che ci capiti l’occasione giusta per farlo. Tu che ne pensi?

Non feci caso che si era rivolto a me dandomi del tu, dal momento che già sua moglie lo aveva fatto prima che mi tuffassi nelle acque del lago. Afferrai la salvietta di spugna, collocata per terra, accanto allo stuoino, e cominciai ad asciugarmi.

- Infrangere le regole è un prerogativa degli esseri umani, basta pensare a Adamo ed Eva.
- Voi due, come coppia, avete mai trasgredito?
- In che senso? - dissi guardandomi d’intorno alla ricerca del volto di Amanda.
- Avete mai tradito il vostro partner?
- Per quanto mi riguarda no, ma se lo avessi fatto non lo rivelerei a mia moglie e lo stesso farebbe lei con me.
- Non è detto. Augusta ed io, tanto per fare un esempio, troviamo eccitante accoppiarci con altri partner.

Pronunciò la frase con molta naturalezza senza tradire nessuna emozione. Augusta e Amanda apparivano interessate al discorso dell’uomo e stavano sedute sugli stuoini ad ascoltare con attenzione le parole.

- Vi considerate degli antesignani di un certo modo di vivere?
- No, affatto, lo troviamo molto naturale.
- Ma non vi crea dei problemi di coppia - saltò su Amanda.
- Per niente - ribatté Augusta - al contrario! Perché scopare con altri ci ha aperto nuovi confini di piacere.
- Ma ciascuno di voi è consapevole dei tradimenti dell’altro? - dissi rivolto alla donna.
- Certamente! Perché noi siamo infedeli simultaneamente…
- In che senso? - dissi.
- Beh, noi pratichiamo lo scambio di coppia. Ne avrete sentito parlare, no?

Frastornato dalla affermazione rimasi qualche istante in silenzio senza risponderle. Fu lesta Amanda a trarmi d’impaccio dandole risposta.

- Anche noi abbiamo fatto visita ad un club privé - mentì - ma non abbiamo mai condotto a termine nessuna delle occasioni che ci si offrivano. Forse perché non abbiamo mai trovato la coppia giusta con cui scambiare il partner…
- E’ importante trovare il partner giusto - suggerì Pietro, rivolto ad Amanda, lasciando cadere lo sguardo sul siluro di pelle che teneva fra le cosce.
- Sì è vero…è vero - disse Amanda collocandosi supina sullo stuoino.

Rimasi col fiato sospeso lasciando che lo stato di eccitazione che mi aveva preso sbollisse poco per volta. Inforcai gli occhiali da sole e, prima di riprendere la lettura del romanzo che avevo messo da parte, vicino alla zainetto, mi guardai d’intorno sottratto alla vista degli altri dalle spesse lenti nere.

- Non vi piacerebbe provare? - concluse Pietro.



La sera, durante la cena, formalizzammo con Pietro e Augusta lo scambio dei partner. Lui sarebbe venuto a fare visita ad Amanda nella camera che occupavamo, io sarei andato nella loro stanza dove ad attendermi avrei trovato Augusta.
Abbandonai la stanza che occupavo con Amanda poco prima delle dieci e andai a cercare conforto al bar dove ordinai uno scotch con ghiaccio. Poco dopo fui raggiunto da Pietro che ordinò una grappa. Non scambiammo una sola parola, vuotammo i bicchieri e ci accomiatammo salutandoci con un cenno del capo.
Separandomi da Amanda avevo, di fatto, abdicato al senso di possesso che aveva caratterizzato il nostro rapporto fino a quel momento e lo stesso era successo a lei. Non ero mai stato geloso e nemmeno diffidente nei confronti di mia moglie, tanto più che Amanda non mi aveva dato motivo per esserlo.
Prima di lasciarci, Amanda ed io, ci eravamo salutati scambiandoci un lungo bacio. Non mento affermando che in quell’istante avrei desiderato rimanere lì, con lei, a fare l’amore un ultima volta, prima di accoppiarmi con un'altra donna, ma preferii astenermene per non sciupare troppe energie dal momento che avrei dovuto congiungermi con una nuova partner.

Appena misi piede nella stanza Augusta mi saltò addosso e mi spinse contro una parete. Reagii baciandola con violenza piegandole il capo all’indietro. Aveva la bocca umida come una figa in calore. Mi fece scivolare la lingua in bocca e contraccambiai il gesto deliziandola con la mia. Mi guardò con i suoi occhi scuri, poi mi prese una mano e la condusse attraverso la cinghia dei bluejeans fino dentro le mutandine, facendomi pregustare la silhouette della figa. Era bagnata. Cazzo se era bagnata! E di ciò mi meravigliai non poco. I baci si fecero più appassionati. Continuammo a scambiarci la lingua dentro la bocca a lungo, restando in piedi, vicino alla porta d’ingresso della camera, fintanto che s’inginocchiò ai miei piedi. Cominciò a togliermi le scarpe, poi in breve successione si diede cura di togliermi i pantaloni e le mutande lasciandomi nudo con il cazzo in piena erezione.
Aveva voglia di fare del sesso orale perché si accucciò ai miei piedi e cominciò a leccarmi la cappella, poi me lo prese in bocca dandosi da fare a succhiarmi il cazzo per intero.

Augusta aveva le labbra calde e morbide, ma intanto che spompinava l’uccello non riuscivo a pensare ad altro che al suo didietro, ampio e spazioso, e smaniavo dalla voglia di poterla inculare.
Si liberò dei jeans e di tutto il resto mostrandosi nuda come l’avevo vista al mattino in riva al lago. Stavolta non indossava il tanga e metteva in mostra un ciuffo di peli scuri intorno alla figa. Avvertii il peso dei suoi seni contro il mio petto. Ne presi uno nella mano e cominciai a succhiarlo avidamente fintanto che sentii il capezzolo inturgidirsi fra le labbra. Calai una mano sulla figa e cominciai a strofinarla delicatamente. Le infilai dentro due dita nella fessura che subito cominciò ad aprirsi. Il clitoride spuntò fuori dal suo involucro di carne ed io ne presi cura accarezzandolo delicatamente.
Augusta si mise carponi sul tappeto ed io la montai da dietro ficcandogli l’uccello con forza nel buco del culo. Diedi dei colpi arrabbiati facendola strillare di dolore. Estraevo la cappella, ma riprendevo subito a penetrarla di nuovo. Sentivo Augusta gemere, senza troppo scomporsi, mentre si lasciava scopare nel culo come desideravo io. Alla fine venni e mi accasciai sopra di lei che si distese prona sul tappeto.

Trascorremmo una nottata di passione. L’uccello sembrava non volerne sapere di ammosciarsi ritornando ad ogni coito subito duro. Continuai a scoparla a lungo, in tutti i modo che conoscevamo, poi ci addormentammo.
La mattina seguente ci ritrovammo tutti e quattro a consumare la colazione attorno ad un tavolo. Nessuno parlò della notte trascorsa insieme all’altro partner. Pietro ci diede un biglietto da visita con su l’indirizzo ed il numero di telefono. Amanda scrisse su un foglio di carta il nostro numero di telefono e glielo diede. Ma non era il nostro di casa, era volutamente sbagliato. Non feci cenno del fatto e lasciai che Pietro mettesse il biglietto nel portafogli.
Qualche ora più tardi eravamo pronti per fare ritorno in Italia. Salutammo i due amici prima di salire sull’automobile e abbandonare il luogo di villeggiatura.

Mentre attraversavamo la strada principale di un piccolo paese nel Sud Tirolo, distante qualche decina di chilometri dalla frontiera con l’Italia, arrestai l’auto davanti ad un negozio di fiori e comperai un regalo per Amanda. Sul grembo le posi un mazzo di rose rosse. Per tutta la durata del viaggio non le chiesi niente di quanto aveva fatto in camera con Pietro, e lei fece lo stesso con me. L’unica cosa che disse, come a scusarsi, fu:

- Scopare non è poi così importante…
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